lunedì, 10 settembre 2007, ore 23:55

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Non sento i suoi grilli cantare

nel tacito notturno e nell’erba secca che scricchiola

la parola prato, la parola nero, tremano nelle strutture dell’anima

come gonfi organi che pulsano sotto la pelle.

E’ venuto il vento a congelare i vetri della finestra chiusa

e mi ha trovato a spezzare le unghie nella lastra fredda.

Vorrei gridare perchè l’aria traduca le parole agli alberi,

così come un Albatros segue lo specchio celeste del lago

fino l’attimo che l’acqua con le piume increspa

Colare nel silenzio di una pioggia sottile, scorrere nelle arterie del tempo

Pregare le orme consumate

Pregare che ritornino i passi.

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giovedì, 09 agosto 2007, ore 23:19

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Olio su tela.

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giovedì, 02 agosto 2007, ore 16:41

Si mostro, stò cercando te. dove sei finito? Mi sono addormentata col telefono in mano e ho fatto un'incubo. Mi picchiavo con una che diceva di essere la tua ragazza su delle scale a chiocciola bianche che non finivano mai, poi mi sono caduti il cellulare e il pacchetto di sigarette che un tizio sbucato improvvisamente dietro di noi ha raccolto. poi Il pacchetto di sigarette si è trasformato in un enorme scarafaggio Blu Camel che ha iniziato a zampettare in direzione della mia avversaria distraendola da me, allora ho colto l'attimo e ho iniziato a correre fino ad arrivare alla fine di quella scala infinita... arrivata giù in uno stato di semicoscienza ti chiamo e mi dici che sei in Via Passatella. Quando ti chiedo dove si trova mi rispondi "sotto la nuvola Ovest". Allora inizio a ridere e mi accorgo che con me c'è dell'altra gente che stà ridendo e siamo tutti a mollo su un ponte di pietra allagato. Alla fine mi raggiungi, ti abbraccio come non mai, ti racconto tutto quello che è successo e mi porti in casa tua, al centro della tua stanza c'è un enorme letto sofficissimo con ricamate tante ciliegie porpora. Sbuca tu pa' e mi saluta dalla porta e io saluto e poi se ne va saltellando alla Sampei. Poi arriva tu mà con una folta chioma bionda lunghissima e sbuffa perchè ti stai facendo le canne col suo accendino. Il sogno termina che io ti guardo mentre sei sotto le coperte che fai cerchietti di hashis e penso che sei bellissimo.

Chiamami mostro.  

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venerdì, 20 luglio 2007, ore 23:15

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Il suicida ricerca il significato nella vita, poi ad un certo punto si convince che il mondo è insensato e quindi si uccide -non perchè il mondo o la vita in quanto tali si siano rivelati invivibili, ma perchè non soddisfano la sua esigenza di un significato ultimo che possa essere compreso. Con questa esigenza il suicida ha costruito una realtà inadeguata che lo porta all'autodistruzione.

Nulla potrebbe essere più estraneo all'inventore di questa realtà fatale della saggia moderazione del Re in Alice nel paese delle meraviglie, il quale, leggendo la poesia del coniglio bianco, la trova priva di senso e conclude con sollievo e noncuranza "Se non c'è un significato.. ci risparmieremo un sacco di fastidi, perchè non avremo bisogno di scoprirne uno"

"La soluzione del problema della vita va vista nello svanire di questo problema"  (Wittgenstein)

Chiunque fosse consapevole di essere l'artefice della propria realtà, sarebbe ugualmente consapevole della possibilità, sempre immanente, di costruirla in modo diverso. I racconti delle persone che sono scampate a un pericolo mortale accennano tutte a una comune esperienza: una sorta di "irruzione" in una realtà più reale di qualsiasi cosa mai provata in precedenza, la cui immediatezza sfugge a ogni descrizione e che in segiuto viene ricordata come "uno stato di coscienza più elevato". Quando tutte le costruzioni sono andate in frantumi, quando tutti gli occhiali sono stati deposti, allora siamo "alla fine delle nostre esplorazioni" e "ci troveremo al punto da cui siamo partiti e conosceremo il posto per la prima volta".

Paul Watzlawick "La realtà inventata"

 

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giovedì, 19 luglio 2007, ore 22:20

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Quel milione di formiche rosse.
Quel milione di formiche rosse che bruciano dentro il petto   
Quel milione di formiche rosse che s'arrampicano per lo stomaco su fino alla gola.
Adesso dimmelo
-Semplicemente liberatene.-
Ripeti
-Semplicemente liberatene.-
Ancora
-Affogale in un pianto impossibile.-

E poi il buio. Sembrava sogno

la verità.

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martedì, 17 luglio 2007, ore 13:25

Venerdì sera. Mia madre entra in camera con l’espressione felice e paonazza di chi trattiene qualcosa, esattamente quella di un bambino che sta per farsela addosso. L’idea è questa: Io, lei, il suo uomo: Giampy, un fine settimana su un battello a Venezia. "Dai vieni" mi fa MagicaSusy, con quel tono persuasivo che sà di tonto e due occhi spalancati alla bambi. "alla mezza fanno i fuochi artificiali! della redenziooone!"
"non mi va. e poi non sai nemmeno che cosa vuol dire redenzione." cerco di farle capire che a me di venezia dell'alta società e dei fuochi artificiali soprattutto, non me n'è mai importato un cazzo, ma non mi crede. Si, MagicaSusy non è che non capisce. Non ci crede. MagicaSusy è fermamente convinta di essere l'unica a conoscere la verità, i meccanismi che smuovono l'occulto e la percezione nera dell' universo. Un chiaro esempio è la guerra delle zucchine. ogni settimana da ventidue anni affronto l'acidulo ortaggio verde che puntualmente mi si ripresenta nel piatto. Ogni volta la solita storia
MagicaSusy "Mangia le zucchine"
SuperIo "Lo sai che non mi piacciono"
MagicaSusy "Non è vero, da piccola le mangiavi"
SuperIo "Mi imboccavi come un ossessa da piccola. Forse non mi piacevano già allora ma non riuscivo a fartelo capire. comunque sia non ricordo di averle mai mangiate in questi ultimi v e n t ' a n n i."
MagicaSusy "uff"
Forse in quell'uff si racchiude l'intero cosmo di quella donna, là dove la zucchina è l’elemento offensivo dominante, e la guerra delle zucchine in vero è la guerra della MagicaSusy contro la mia ostinazione, una presunta patologia grave della quale io sono vittima e che non mi permette di fare ciò che mi piace e viceversa. O forse, più semplicemente, dietro questo apparente conflitto c’è il delirio di una madre che non riconosce la figlia come individuo assestante, c’è la voglia di ritornare indietro nel tempo per riaverla, di nuovo, come confettino rosa e tondo sul seggiolone RosaAzzurro, incapace di esprimersi a parole, totalmente sprovvisto di un identità propria. Forse MagicaSusy rivuole soltanto indietro la sua spugnetta compressata a forma di umanoide, su cui riversare tutte le proiezioni e le aspettative di una ragazza madre ossessiva-compulsiva, di una figlia devota e sacrificata alla progenie quale è.
MagicaSusy “Dai vieni! Se non vieni te non vado nemmeno io.”
SuperIo “Che palle.”
MagicaSusy “Evviva!”

Durante il viaggio Giampy l’uomo di MagicaSusy non mi rivolge la parola. Forse si è accorto che sono scocciata. E’ un alto ingegnere dell’Eni e da quanto ne so, non si paga un euro perché è stato invitato da altri pezzi grossi del ramo, a sentire Susy, gli succede spesso.
Quando arriviamo al battello do un’occhiata in giro ed ho subito una folgorazione.
SuperIo “Cazzo questa è mafia”
MagicaSusy “Te l’avevo detto che era importante.”

Mi sento svenire, mi sale il sangue al cervello, vado al piano di sotto entro nel bar, inizio a bere. Prosecco. Chardonnay, cocktail di gamberi. Intanto un tizio che ha l’aria di essere il pro-zio di Ciubecca di mi si avvicina 
Ciu-Ciu-Ciubecca “Ho sentito che ti piace andare a cavallo”
SuperIo”Posso sapere chi sei?”
Ciu-Ciu-Ciubecca “Ho un maneggio.”
SuperIo ”Ah.” Bevo. Mi stringo nel golf nero Coveri e vado di sopra. MagicaSusy mangia cubetti di anguria da un bicchiere a coppa.
SuperIo”Mamma voglio scendere”
MagicaSusy”Non dire cazzate”
SuperIo”Mi butto in mare”
Giampy”ma che ti prende?”
SuperIo”Come mai di tanto lusso non paghiamo nulla?”
Giampy “E’ un regalo!”
SuperIo “Ma questa gente non la conosci nemmeno! Di chi è il regalo?”
Giampy “Ma va là, stai calma. Sai benissimo come funziona. Io ti do una cosa, tu me ne dai un’altra..”
SuperIo”Eh?!”
MagicaSusy “Ciccia siediti, assaggia l‘anguria.”
SuperIo “Non mi piace l’anguria”
MagicaSusy “Non è vero.”
SuperIo "..."  
“Vaffanculo a tutti e due.”

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martedì, 10 luglio 2007, ore 12:56
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